XVII Convegno Nazionale di Ornitologia - Trento

Dall’11 al 15 settembre si è tenuto a Trento il XVII Convegno Nazionale di Ornitologia organizzato dall’Università degli Studi di Trento, il Centro Italiano Studi Ornitologici (CISO) e il Museo delle Scienze (MUSE).

ARDEA è stata presente al convegno con 6 soci Rosario Balestrieri, Davide De Rosa, Marcello Giannotti, Giovanni Capobianco, Francesca Buoninconti e Marco Basile) che hanno contribuito ai lavori con una comunicazione orale e 4 poster.

 

La comunicazione orale riguardante la Distribuzione dei Picidi nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni tenuta dal dott. Davide De Rosa è stata inserita nella sessione orale intitolata “Ecologia e dinamiche di popolazione” tenutasi nell’auditorium principale.

La ricerca, inserita nel più ampio progetto di ricerca “Avifauna campana”, ha fatto luce sullo status del Picchio nero (Dryocopus martius), relitto glaciale di cui non è mai stata fatta una stima della popolazione nel suddetto territorio.

Grazie all’utilizzo del playback sono state accertate la presenza e le preferenze ambientali di questa e altre 4 specie di Picidi: Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), Picchio rosso mezzano (Dendrocopos medius), Picchio rosso minore (Dendrocopos minor) e Picchio verde (Picus viridis). Il territorio del parco è stato diviso in 104 parcelle utilizzando una griglia di 2,5 × 2,5 km. Delle 104 parcelle iniziali ne sono state investigate 34 scelte aleatoriamente. Ogni particella è stata investigata una volta con la tecnica del play-back. In ogni sito sono stati misurati i seguenti parametri ambientali: i) tipologia del bosco, ii) età del bosco, iii) altimetria e iv) presenza di alberi morti. I dati di presenza di tutte le specie di Picidi rilevate sono stati analizzati mediante una Principal Component Analysis (PCA) per evidenziare eventuali differenze nelle richieste ecologiche di ciascuna. A partire dai dati relativi al Picchio nero è stato elaborato un generalised linear model (GLM) con presenza del faggio e età del bosco come variabili esplicative, per verificare se questa specie predilige le faggete mature. Inoltre un GLM è stato elaborato per testare la relazione tra presenza del Picchio verde ed età del bosco. Del Picchio nero è stato infine costruito l’extent of occurrence nel territorio del Parco ed in tutto il Sud Italia mediante l’utilizzo di uno stimatore Kernel. La PCA evidenzia che il Picchio nero ha preferenze ambientali marcatamente differenti dalle altre quattro specie nell'area di studio. Il 72,7% delle presenze della specie sono state registrate in particelle dominate a faggio, mentre solo il 27,3% è stato riscontrato in particelle di faggio con bosco misto di querce. Il modello statistico con questi due fattori ambientali spiega il 20,1% della varianza totale nei dati di presenza del Picchio nero. La probabilità di trovare un Picchio nero è risultata significativamente correlata alla crescente dominanza di faggio (GLM, p < 0.01) ma non all’età del bosco (p > 0,1). La densità del Picchio nero è stata stimata in 0,09 (± 0,03) coppie per km2. In base al numero totale di particelle identificate come dominate dal faggio, la stima della popolazione di Picchio nero presente nel Parco Nazionale del Cilento è di 18,56 (± 6,19) coppie. È stato osservato che la probabilità di rilevare il Picchio verde diminuisce con l’età del bosco, ma la relazione non è significativa alla soglia del 5% (p = 0.08). È stato altresì verificato che il Picchio rosso mezzano è presente esclusivamente in Cerrete pure o in boschi misti di querce in cui il Cerro risulta dominante. Dopo la discussione si sono creati i presupposti per creare un gruppo di studio interregionale sul Picchio nero che abbracci la Campania, la Basilicata e la Calabria.

 

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I tre poster presentati sono stati prodotti grazie alla partecipazione di ben 13 soci ARDEA: Rosario Balestrieri, Valeria Balestrieri, Marco Basile, Francesca Buoninconti, Ilaria Cammarata, Giovanni Capobianco, Vincenzo Cavaliere, Davide De Rosa, Salvatore Ferraro, Marcello Giannotti, Marilena Izzo, Monia Noviello e Francesco Riccio.

 

Il Poster “Airone Cenerino Ardea cinerea in Campania, abbattimento dell’unica garzaia nota e ricostruzione dei nidi” (Giovanni Capobianco, Rosario Balestrieri, Ottavio Janni) evidenzia il calo del successo riproduttivo di questa specie in Campania.

L’airone cenerino nel 2011 ha cambiato il suo status da migratore regolare, svernante ed estivante a nidificante. Nel Marzo 2011 in località Torcino nel comune di Ciorlano (CE) è stata rinvenuta la prima garzaia. Dal 2011 inoltre in Campania sono stati segnalati anche altri tentativi di nidificazione di Airone cenerino presso Campolattaro (BN) e Conza della Campania (AV). Nel 2012 su 9 nidi in costruzione censiti in marzo solo 7 hanno continuato ad essere visibili, dai quali si sono involati 17 individui. Dopo l'involo dei giovani avvenuto dalla prima alla terza settimana di giugno, la zona è stata frequentata da adulti e giovani fino in data 31-7-2012, quando il gestore dell'area ha deciso di tagliare alla base l’intero filare di pioppi che ospitavano la garzaia. Nel 2013 l’area è stata monitorata per verificare la reazione degli aironi al nuovo contesto ambientale. La garzaia si è insediata su un filare di eucalipti distanti 50 m dal vecchio sito, e 20 m dalla riva. Sono stati costruiti 6 nidi, ma soltanto 5 con visibilità tale da poter appurare l’involo di 12 individui nella prima decade di giugno. Nonostante la distruzione del precedente sito di nidificazione, nonché il continuo disturbo arrecato, come nei precedenti anni, dalla presenza di barche per la pesca sportiva, l’Airone cenerino ha continuato a nidificare in Campania ma con il drastico calo dei pulli involati.

Qui il poster.

 

Il poster “Progetto Migrandata Matese: resoconto di 3 anni di inanellamento”( Giovanni Capobianco, Rosario Balestrieri, Francesca Buoninconti, Marco Basile, Valeria Balestrieri, Ilaria Cammarata, Marcello Giannotti, Francesco Riccio, Davide De Rosa, Marilena Izzo, Salvatore Ferraro, Monia Noviello, Ferdinando Pirro) riassume il lavoro di campo condotto per accrescere il bagaglio conoscitivo riguardante il fenomeno post-riproduttivo, pre-migratorio e migratorio, che interessa il Lago Matese, con particolare riferimento al roost di rondini (Hirundo rustica) presente e stimato fra gli 80.000 e 100.000 individui (Cavaliere et al, 2004).

Nei 27 giorni di monitoraggio effettivo sono stati inanellati 6728 individui, appartenenti a 48 specie diverse, di cui 5901 rondini. L'analisi delle frequenze di giovani e adulti, ha prodotto i seguenti risultati: la differenza nel rapporto tra J e Ad tra inizio e fine periodo del campo è altamente significativa (χ2 = 41.63; L.S. 0,001; G.L. 1). L'analisi delle frequenze delle classi di grasso ha mostrato che nei giovani si nota un aumento altamente significativo della frequenza della classe 3 tra inizio e fine periodo (χ2 = 63,75, L.S. 0,001, G.L. 4). Anche negli adulti si nota un aumento altamente significativo delle frequenze delle classi 2 e 4 tra fine e inizio periodo (χ2 = 119,81, L.S.0,001, G.L. 4). Inoltre la maggior frequenza della classe 0 negli adulti rispetto ai giovani all'inizio del periodo è altamente significativa (χ2 = 22,74, L.S. 0,001, G.L. 4). L'analisi dei valori di crescita del becco delle rondini ha prodotto i seguenti risultati: la classe 2 è quasi assente, dimostrando che queste sono quasi tutte nate da circa 1 mese, mentre le classi 1 e 0 mostrano una differenza altamente significativa (χ2 = 17.99, L.S. 0.001, G.L. 1).

Nell’area sono state censite oltre 90 specie e rilevate 3 specie nuove per il Parco Regionale del Matese: Cannaiola Verdognola, Canapino maggiore e Schiribilla (Fraissinet et al. 2009). Nel 2012 è evidente un sensibile calo nell’occupazione del roost durante il periodo del monitoraggio. Dall’analisi dei dati di cattura relativi alle condizioni fisiologiche degli individui catturati, e delle informazioni bibliografiche è possibile ipotizzare che, nel periodo analizzato, il roost di rondini del Lago Matese sia costituito prevalentemente da individui provenienti dall’Italia centro- meridionale in preparazione alla migrazione autunnale (fasi post-riproduttiva – pre- migratoria, Rubolini 2002, Pilastro 1999, Cavaliere 2003).

Qui il poster.

 

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Il poster “Provenienza e fenologia del Gabbiano comune Chroicocephalus ridibundus e Gabbiano corallino Larus melanocephalus risultante dalle riletture degli anelli colorati effettuate in Campania” (Vincenzo Cavaliere, Rosario Balestrieri, Ottavio Janni, Sergio Di Donato, Davide De Rosa, Ilaria Cammarata, Francesco Riccio, Giovanni Capobianco e Marcello Giannotti) mostra un riassunto delle cronistorie dei soggetti con anello letti.

In Campania l'incremento del numero di ornitologi e birdwatchers consente di rilevare con continuità, presso alcuni siti strategici lungo la costa, un elevato numero di specie acquatiche e di leggere un buon numero di codici di anelli colorati.

Il Gabbiano comune Chroicocephalus ridibundus ed il Gabbiano corallino Larus melanocephalus sono le specie di gabbiano più frequentemente registrate dal gruppo di rilevatori coinvolti. Per il Gabbiano comune le letture sono state 17, di cui 14 individui provenienti dall'Ungheria. Le altre letture provengono dalla Serbia (2) e Croazia (1). Per il Gabbiano corallino, invece, le letture sono state 20. La provenienza è risultata più eterogenea con 7 letture dall’Italia, 5 dall’Ungheria, 3 dal Belgio, 2 dalla Serbia, 1 dalla Polonia, 1 dalla Francia e 1 dalla Turchia. Confrontando le carte delle letture campane con quelle nazionali (Spina et al. 2008) si evince che per il G. comune mancano letture d’individui provenienti dal nord e centro Europa, diversamente dal resto d’Italia; nel caso del G. corallino, invece, la maggioranza degli spostamenti registrati proviene da individui marcati in colonia in pianura padana e spostatisi altrove.

Qui il poster.

 

Il poster "Analisi della dieta del gufo Comune Asio otus durante lo svernamento in habitat semi-urbano (Arzano, Campania): risultati del primo roost segnalato." di Marco Basile. Riassume i dati raccolti in merito al roost che da alcuni inverni occupa l'albero di pino che cresce nel parcheggio del autore della ricerca. Il gufo comune (Asio otus) è uno svernante regolare in Italia. Durante lo svernamento è solito formare roost anche in ambiente urbano. La scelta di questo ambiente è stata associata alla possibilità di cacciare Rattus norvegicus, roditore di grandi dimensioni. In questo studio, oltre a riportare la prima scoperta di roost in Campania, si riportano i risultati dell’analisi della dieta giornaliera. Le borre sono state raccolte ogni giorno, e dissezionate a secco. La biomassa delle prede è stata calcolata utilizzando le apposite tabelle, mentre per le prede del genere Rattus sono state usate le apposite regressioni. I resti riferiti agli Uccelli sono stati trattate come un’unica categoria.

Il roost è stato frequentato dal 6 gennaio all’8 marzo, per un totale (esclusi i giorni di assenze) di 53 giorni. Il numero medio di individui è stato di tre (range 1-4). Sono state raccolte 87 borre, che fanno riscontrare una produzione unitaria per singolo gufo di 1/37 (borre/ore). Sono state rinvenute 198 prede, tra cui è stato possibile discernere 6 specie diverse, per un valore totale di biomassa di 3788.7 g. La biodiversità riscontrata è stata ritenuta esaustiva dello spettro alimentare, come risultato dallo stimatore non parametrico Chao1 (CI = 95%). Nel 57% delle borre si sono trovate una o due prede, cui corrisponde un pasto medio di 19-38 g. Il 76% delle prede determinate appartiene alla specie Microtus savii, mentre solo il 5% è di Rattus rattus o Rattus norvegicus. Di contro, il 55% della biomassa è costituita da M. savii, mentre il 23% da Rattus sp (pesi medi: R. rattus = 58 g; R. norvegicus = 148 g). Gli uccelli sono un’altra importante fonte di alimentazione, costituendo il 9% degli individui e il 10% della biomassa. I ratti, nonostante costituiscano una potenziale fonte d’alimentazione, sembrano essere predati in maniera del tutto casuale, mentre l’arvicola di Savi risulta essere la preda principale. L’ambiente semi-urbano, presentando prede dal peso superiore a quello di un pasto medio, rappresenta, quindi, un contesto potenzialmente idoneo alle esigenze trofiche del rapace, per il gufo comune durante l’inverno.

Qui il poster.

 

ARDEA con questi lavori ha contribuito in modo concreto ai contenuti del convegno che è stato tra i più giovani degli ultimi anni; infatti, specialmente tra gli oratori, l’età media era molto bassa, segno che anche in ornitologia vi sia un notevole fermento di attività ed idee che spesso vengono portate avanti e pensate da giovani ricercatori precari fuori e dentro dalle università.

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